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Crystal suitcases

video-installazione
dimensioni: 0,60 x 3 metri (altezza variabile)
2013

L’elemento primario di Crystal Suitcase è rappresentato da una serie di valigie in vetroresina, impilate in colonne che scandiscono l’unità strutturale dello spazio. All’interno di esse, una traccia audio del respiro dell’artista è riprodotta in loop, ricevuta da un software e tradotta in una proiezione che segue le forme delle colonne, ridefinendo le sculture stesse e stagliandole verso l’alto mediante l’uso della luce. Il ritmo della respirazione modifica l’intensità della luce proiettata sulle sculture che appaiono quindi pulsare secondo le oscillazioni del suono.

Il progetto è stato realizzato grazie al supporto tecnico di Angeloni Fine Arts.

“Materia totale”
Testo di Marco Tagliafierro

L’appassionante, il meraviglioso che risiede nell’azione del rivisitare la materia si riconosce nel disfare la sintesi tra il conosciuto quotidiano e l’inconosciuto personale. Afferma Martin Romeo: “la materia è ninfa, struttura e corpo, autosufficiente e autonoma nel suo processo. Capace di dare vita a nuovi elementi”. E’ possibile che l’immagine passi attraverso la pratica chimica, tra solventi e composti, per riscoprirsi in grado di esprimere una nuovo riverbero? Martin Romeo esprime un abbandono alla sincerità della sua visione, un’innegabile diffidenza nei confronti del compiacimento per il grazioso e l’incantevole; egli opera una manipolazione della materia che cambia, così, il suo valore, non solo il significato: Romeo attiva un processo di elaborazione della materia stessa. Una natura lontanamente evocata, proiettata, raggiunge un’intrigante combinazione di incanto e di fredda e astratta tecnologia. La sua condizione di artista è coniugata a quella di vivace promotore artistico-culturale, è organizzatore di manifestazioni artistiche di grande interesse, per questa ragione si dimostra duttile nell’accogliere gli stimoli più eterogenei, in grado di condurre oltre la consueta fisionomia delle cose, indipendentemente dalle azioni e dagli atti, al di là dei significati loro attribuiti, aprendo, in questo modo, il lavoro ad infinite possibilità evolutive. Molto spesso le sperimentazioni artistiche riguardanti il medium video hanno accolto acriticamente le esperienze più valide del passato, accettandole come fine a se stesse, chiuse in un isolamento formale. Martin Romeo lavora sulle qualità e possibilità illusorie della proiezione, organizzata a suscitare presenze apparenti, fantasmi di strutture intersecanti, comprimenti il suo “spazio totale” che risulta concentrato su proprietà formali che l’occhio individua e il tatto non può verificare, creando squilibri tra i due sensi e la percezione. Tra i suoi lavori impostati sulle immagini virtuali di strutture create dalla proiezione, questo solido realista e poetico al tempo stesso, presentato in questa sede, approda ad ad un’astrazione nella quale il riferimento alla realtà assume caratteri simbolico-surreali in un alternarsi e contrapporsi di elementi di evocazione naturale ad altri chiaramente artificiali. Le immagini vengono trasposte in uno spazio ideale che solo la proiezione rende quasi possibile come contesto organico e strutturante.

ph. credits Andrea Liuzza
ph. credits Roberto De Pol

Immagini